Lʼacquacoltura consiste nella pratica di allevare pesce o altri prodotti ittici come i gamberi e i molluschi. Per capire meglio l’entità di questo tipo di industria si pensi che dal 2011, nel mondo, i consumi di pesce allevato hanno raggiunto e superato quelli del pesce selvatico.

In questo ambito occorre sfatare alcuni luoghi comuni.

Il primo luogo comune è che mangiando pesce allevato si salvaguardia l’ambiente naturale: od oggi appare falso nella maggior parte dei casi, in quanto si allevano soprattutto pesci carnivori. Per nutrire questi pesci occorre quindi pescarne altri (selvatici) e trasformarli in mangime. Si allevano pesci carnivori perché il consumatore li preferisce.

Di contro appare però come una seria possibilità per alleggerire la grande pressione esercitata dalla pesca, che continua ad insistere sullo sfruttamento delle risorse selvatiche.

Ma affinché l’acquacoltura sia un’alternativa e non un ulteriore danno, deve essere condotta in modo virtuoso e sostenibile: vanno preferite le specie erbivore o onnivore e gli allevamenti estensivi, mentre vanno evitati i grandi allevamenti intensivi.

Una buona indicazione è scegliere allevamenti locali e, possibilmente, certificati biologici.

Ci sono quattro temi importanti che vanno considerati quando parliamo di allevamenti:
  • Mangimi

  • Inquinamento e malattie

  • Fughe

  • Ecosistemi